Il blog dei commercianti e dei piccoli imprenditori di Via della Pace a Brescia

domenica 1 settembre 2013

Occuparsi dei negozi richiede mente e cuore non pubblico denaro.


Occuparsi dei negozi richiede mente e cuore non pubblico denaro.  

Sembra interessare ben poco che i negozi chiudano, le città si trasformano in luoghi deserti inospitali, bui e degradati, avanti di questo passo raggiungiamo senza accorgerci il punto di non ritorno. Nel settore commercio un numero infinito di addetti ha perso il lavoro, come se una grande azienda avesse chiuso i battenti, nell’indifferenza e silenzio generale.    Chi amministra non muove un dito, non esce per strada, non si informa, non vede le mille difficoltà di un settore che langue ma che è necessario alla vita della città.
Non c’ è solidarietà, è vero,  tra chi da sempre è abituato ad arrangiarsi e ad aggiustarsi i conti senza chiedere nulla, vessato da mille incombenze ma ora è arrivato il momento per cui qualcuno se ne deve occupare, non c’è più tempo da perdere.
Come? Cambiando strategia con i piccoli eventi, non costosi, non gestiti a tavolino da chi di commercio non sa nulla e propone dall’alto delle sue laute parcelle idee che lasciano il tempo che trovano. Non se ne può più, dei soldi pubblici gestiti in questa maniera, dati a persone  che per mesi se ne stanno  in vacanza vantandosene pubblicamente,  lontane anni luce  dalla realtà di fatica, di impegno  di chi in un negozio di questi tempi ci lavora e deve pagare affitto e quant’ altro.  
Li ascolto i commercianti ogni giorno, condivido con loro molte problematiche mi identifico in chi racconta di non poter pagare bollette, di non farcela più, e questi disagi non possono essere colti da chi si colloca molto lontano, da chi nelle organizzazioni ha una poltrona sicura, da chi per chi sa quali storie e meriti  si inventa un progetto pagato con i soldi di tutti.
Ci vogliono parole nuove:
- il negozio sotto casa è un bene prezioso illumina la città è in stretta relazione con la sua bellezza e con i suoi abitanti ed  occuparsene richiede mente e cuore non pubblico denaro.    
Annamaria Beretta titolare di Rosantico in via pace 13 a Brescia

sabato 10 agosto 2013

Democrazia partecipativa


Tutto cambia, lo vediamo ogni giorno, cambiano gli stili di vita, il modo di comunicare, persino il tempo ha variato il ritmo delle stagioni, solo la politica è immobile, la ritualità è quella di sempre, decisioni prese nel chiuso delle stanze, senza consultare i cittadini interessati. Chi è eletto si arroga il diritto patriarcale di fare il meglio per gli altri, si sente investito, come il cavaliere di un ordine medioevale, di una missione molto speciale, un voto è considerato una delega in bianco, e la voce dei cittadini non è neppure presa in considerazione.

La democrazia partecipativa richiede altri stili, una continua condivisione e partecipazione alle scelte, l’eletto è il portavoce temporaneo che rende un servizio alla comunità, a differenza di chi nella Politica mette radici e da servizio lo trasforma in mestiere, dannoso. Purtroppo la Politica è invasa da questi individui, capaci di occupare il potere e trarne guadagno, facendo credere di agire per il bene comune.

Si è deciso di chiudere al traffico zone del centro storico, decisione in sé né giusta o sbagliata, tutte le belle città del mondo hanno una zona pedonalizzata ma è il metodo che non va bene. Ogni decisione va presa sentendo la voce di tutti,  critiche e suggerimenti compresi.

Che in città ci sia una segnaletica poco comprensibile, è sotto gli occhi di tutti, non sono chiari  i tempi di accesso, le modalità e i luoghi dei parcheggi, non è sufficientemente divulgato  l’utilizzo dei mezzi pubblici, semplici informazioni logistiche  da dare a  chi in città ci lavora, ci vive o ci viene per ragioni economiche o turistiche.

E se qualcuno, a ragione,  su questi temi,  scrive all’amministrazione  e non ottiene risposta, denota quanto siamo lontani dalla consapevolezza che, nelle democrazie,  il cittadino è il vero sovrano e non chi governa. 

Annamaria Beretta

Titolare di Rosantico

giovedì 8 agosto 2013

Bellezza della città, negozi, attività, cibo e vino del territorio!


 
Continuo a scriverlo, si esce da questa crisi con un cambio di passo, nulla è e sarà più come prima, ciò che è stato fatto finora ha fatto il suo tempo, dobbiamo uscire dalla logica che  qualcuno a tavolino pensi ai progetti rivolti a pochi e pagati da tutti. Vorrei che in campo entrassero nuove idee, non costose, punti di vista diversi capaci di portare davvero aria nuova, altrimenti sono sempre e solo parole.  Sinergie semplici, obiettivi comuni, capacità di fare squadra, questo è tutto ciò che serve. .

Un assessore al commercio ha il dovere di pensare a tutta la città, non a un francobollo di centro o a segmenti di centro,  dove si giocano gli eventi o gli interventi ma l’intera  città dev’essere coinvolta, in un unico progetto fatto in tempi diversi, con  un unico metodo, quello di  dare voce ai protagonisti,  incontrandoli ed ascoltandoli,  e non a chi,  pagato,  si vuole  occupare di loro. Le problematiche sono uguali e tutti hanno diritto alle stesse attenzioni. Questo è un principio finora mai applicato. Vogliamo cambiare aria?

Leggo che i turisti in visita si lamentano degli orari dei negozi, bene, questa critica fornisce uno spunto per trasformare ogni negozio in luogo di promozione della città, è così difficile? Un minimo di organizzazione, qualche volantino ben fatto, con la storia dei luoghi, delle chiese,  dei monumenti, dei prodotti,  potrebbe essere l’inizio di un dialogo anche con il residente, invogliato a entrare per la richiesta di informazioni  di cultura, di storia, di aneddoti. Nell’omologazione di oggi, ogni diversità è preziosa, va promossa e sostenuta.

Bisogna agire con tempestività, domani potrebbe essere già troppo tardi, e mettere in campo azioni coordinate, per tutti,  partendo dalla realtà, Brescia è bellissima non manca nulla, dotata pure di un titolo Unesco,  questa è già una prima proposta, da valorizzare, il passo successivo, accanto alla bellezza promuoviamo le attività e con loro, i cibi e i vini del territorio. Non è difficile, non serve un’agenzia ma solo la voglia di crederci,  un po’ di democrazia partecipativa  e buona volontà. Risparmiamo il denaro, facciamo circolare le  buone idee.

Annamaria Beretta

Titolare di Rosantico

lunedì 29 luglio 2013

Boom di nuovi negozi: ma siamo sicuri che è una buona notizia?



Il giornalista Dario Di Vico ha pubblicato recentemente un articolo sul suo blog personale legato al Corriere della Sera - http://nuvola.corriere.it/2013/07/29/commercio-in-2-mesi-7mila-nuovi-esercizi-il-caso-di-asti/ - nel quale apparentemente sembra che emergano dei dati positivi per l'imprenditoria in Italia. Già il titolo dell'articolo promette bene: "Commercio. In due mesi 7000 nuovi esercizi". In pratica, secondo le statistiche, nel periodo di fine primavera (maggio-giugno), uno dei momenti più difficili dell'economia nostrana da diversi anni a questa parte, vi sarebbe stato un boom di nuovi negozi aperti. Ma dietro a ciò si nasconde una cosa inquietante. 

I nuovi esercizi, non sono il frutto della fiducia dei neo-imprenditori, ma semplicemente una sorta di "rifugio in corner", per usare un gergo calcistico, di chi non riesce a trovare un lavoro degno di questo nome. E quindi i nuovi imprenditori sono: a) i giovani, una delle categorie con il più alto numero di disoccupati nel paese; b) i cinquantenni che hanno perso il posto di lavoro e che quindi faticano a trovarne un altro; c) gli immigrati, spesso imprenditori non per motivi prettamente economici, ma spesso "finti" commercianti, o quantomeno commercianti sulla carta, per poter rinnovare il permesso di soggiorno o comunque promuovere assunzioni di compaesani, un giro questo che di legale e etico ha ben poco. Insomma, la nuova imprenditoria è più mossa da necessità di vario tipo, che non da un vero intento legato al mondo del business. 

Queste attività poi, normalmente hanno vita breve, il tempo di far passare qualche mese, rimanere indietro con l'affitto del negozio e con le altre spese, e poi spariscono nel nulla. Basta guardarci intorno e vediamo come ormai la vita media di un piccolo negozio, anche nel centro di Brescia, non arrivi nemmeno ad anno. 

Non tutto è oro quello che luccica. Da un lato l'aumento delle attività imprenditoriali sembrerebbe positivo; ma un'analisi più approfondita del fenomeno ci porta a trarre delle conclusioni non molto ottimistiche sul mondo dell'imprenditoria. 


Ali Reza Jalali - Persian Art Tappeti Persiani 

domenica 28 luglio 2013

Passaggio in Via Pace : Un perfetto gioco di squadra!

Passaggio in Via Pace : Un perfetto gioco di squadra!: E’ evidente che a Brescia c’è un problema commercio molto grave, basta andare in giro per la città e rendersi conto della tristezza d...

Un perfetto gioco di squadra!



E’ evidente che a Brescia c’è un problema commercio molto grave, basta andare in giro per la città e rendersi conto della tristezza delle tante vetrine ormai inesorabilmente chiuse, e dei negozi vuoti.
Avanti di questo passo, superiamo quella soglia irreversibile dove qualsiasi provvedimento preso sarà ormai inutile e senza senso.
Che fare?
Credo che la prima cosa sia di dare voce il più possibile ai diretti interessati, non solo alle organizzazioni, che sono strutture autoreferenziali, ma ai singoli cittadini che esercitano un lavoro in una condizione di  emergenza. Non ci sono clienti, non c’è una politica adeguata di sostegno.  E i negozi sono importanti, credo di averlo scritto ormai mille volte, sono la ricchezza della città, sono presidio, accoglienza, sono la varietà di produzione del made in Italy, sono l’espressione in prima linea delle piccole aziende italiane.
La chiusura dei negozi significa chiusura delle imprese di produzione, esempio:  quella vite così perfetta prodotta da una piccola azienda italiana, una volta chiusa la ferramenta, non esiste più e saremo costretti ad andare in un grosso centro fai da te a comprare un prodotto imperfetto cinese. E’ questo che vogliamo noi italiani?
Chiedo a coloro che nella politica si occupano o si occuperanno del settore commercio di uscire dal palazzo, perché questo è doverosamente il loro compito, e sentire i tanti problemi, solo così si può trovare una soluzione per tutti. Purtroppo in politica entrano sempre persone che con il lavoro autonomo poco hanno a che fare e i risultati si vedono.
Non c’è più spazio per iniziative datate, costose,  ma solo per  un progetto capace di mettere in relazione residenti e commercianti, uniti  nella valorizzazione  della bellezza della città, che ne ha tanta, da mostrare a quei turisti vicini e lontani affamati di un valore che solo l’Italia possiede e Brescia è uno scrigno. Una città meravigliosa, in un territorio diversificato pieno di risorse naturali ed  enogastronomiche da lasciare tutti senza parole. Vogliamo valorizzarle.
Ci vogliono parole semplici e nuove, condivise e trasparenti, per un progetto che non ha costi, investe tutta la città, nessuno escluso,  e rimette in moto un motore ingrippato. Un minimo di organizzazione, ma nulla calato dall’alto e deciso a tavolino, con costi,  stili e metodi non più applicabili, ci vuole  solo un perfetto gioco di squadra.  Risparmiamo denaro e facciamo circolare le buone idee…..serve qualcuno che le vuole raccogliere.  Chi si fa avanti?

Annamaria Beretta
Titolare di Rosantico

domenica 21 luglio 2013

Lombardia: imprese, Brescia seconda solo a Milano

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La situazione economica lombarda continua a presentare delle criticità, anche se non mancano i segnali positivi.
Nonostante la crisi il sistema imprenditoriale registra un tasso di crescita del +0,6% (il doppio del dato nazionale +0,3%) per un totale di quasi 822 mila imprese attive, di cui un quinto con titolari donne e circa il 10 % con un titolare (o un controllo) straniero. Tuttavia le nuove iscritte sono calate, in un anno del 2,3%, mentre le cessate si sono ampliate quasi del 9%.

Dopo Milano (284.915 imprese), la provincia lombarda più imprenditoriale è Brescia con 110.643 imprese, seguita da Bergamo (86.547), Monza e Brianza (64.432), Varese (63.903) e Como (45.149).
Diminuiscono i fatturati delle imprese lombarde, ma regge la domanda estera (+0,4% gli ordini, +3,3% il fatturato del manifatturiero). E se le previsioni per quest’anno rimangono negative, il biennio 2014-15 riporterà la Lombardia ai valori pre-crisi con una crescita del +1,1% nel 2014, superiore al dato italiano (+0,7%), ed in linea con quello europeo (+1,1%).

Il sistema economico lombardo tiene soprattutto grazie alla sua vocazione internazionale: nel 2012 le esportazioni lombarde sono cresciute del 3,7% con 4 province lombarde tra le prime dieci esportatrici in Italia (Milano, Brescia, Bergamo e Varese). Bene anche la capacità delle imprese lombarde di proiettarsi verso l’estero: a livello europeo nel 2012 la Lombardia si posiziona al nono posto tra tutte le regioni europee per IDE in uscita.
Crescono le imprese della green-economy (+44% in quattro anni), del welfare e dei servizi alla persona ( tasso di crescita del 0,7% nel 2012). Decisamente più difficile la situazione del mercato del lavoro: cresce il tasso di disoccupazione (7,6%, +1,8 punti percentuali in un anno) ma rimangono stabili gli occupati grazie al lavoro femminile (+2%).